![]() |
rumoremag Quando
gli amplificatori sono saturi e rimbalzano feedback rovinosi sulle chitarre,
le urla si fanno bestiali, le frequenze basse fanno tremare le pareti,
i piatti basculano ed entrano in risonanza, la distorsione copre tutte
le frequenze, i muscoli delle braccia bruciano di acido lattico, i timpani
vibrano e schioccano di dolore, la vampa di calore e sangue raggiunge
il volto e l'aria sembra frantumarsi tutto attorno, vuol dire che siamo
in presenza di buon rock'n'roll. Vuol dire che in scena entrano i Lucertulas
(ex Superlucertulas, da Vittorio Veneto, Treviso), che segnano il traguardo
del secondo album (il primo nel 2004, "Homo Volans" su 8mm
Records), "Tragol De Rova", prodotto da Giulio Ragno Favero
(Il Teatro degli Orrori, Putiferio). Le otto tracce sono un esercizio
di cattiveria lucida e sardonica, dove affiorano come lame arrugginite
dal terreno brani che ricordano i numeri ultranoise di certi gruppi
dell'AmRep (il mathmetal iperarticolato dei Today Is The Day spogliati
della componente metal) e della Trance Syndacate (Cherubs, Johnboy,
Drain). Non c'è un filo di ossigeno in questi brani, e là dove sembra
calare la tensione dei terribili droni oscurano il cielo. Strepitoso.
per fan di: Putiferio, Cherubs, Crust (9/10) Tragol De Rova, il primo album da quando si sono sbarazzati del prefisso "super", dura meno di mezz'ora, ma i Lucertulas trovano modo di spremerci dentro una serie di idee lunga e ben articolata. Noise e Skin Graft, muri di chitarre cangianti in odore di post-hardcore (6), una sanissima passione per distorsione e volume e una sorprendente capacità di rendere il tutto stridente ma ricco di accenti e torsioni. Si sente anche l'accademia del rumore Amphetamine Reptile, ma ora basta fissare punti di riferimento: i trevigiani sferragliano sufficientemente bene da valere per sé e non come riflesso di altro. Pessimismo e fastidio perfettamente incanalati, tensione in entrata e in uscita. Chiudono la lista di pregi di un'uscita mirabile la registrazione al sapor di cartavetro di Giulio Ragno Favero e la solita cura grafica riservata ai dischi Robot Radio. Raoul Duke Devono aver masticato parecchia now (!) wave questi Lucertulas, arrivati nel giro di quattro anni ad un secondo album ben differente da quel che si può trovare in giro sul suolo italiano. La partenza di “Roulette” mostra una vera affezione per gli Arab On Radar, impressione che verrebbe confermata se il terzetto non ci sorprendesse con delle pause riflessive e corrispondenti sfuriate noise di incredibile impatto. Violenti, strazianti, sanguigni e potentissimi, i Lucertulas sovrappongono ritmiche math-rock ad un intrico di voci ed a chitarre sferzanti. Ben più cerebrali e costruiti di quanto si possa pensare, questi ragazzi possono tranquillamente (devono assolutamente) varcare i confini italiani per promuovere una musica di portata internazionale. (8/10) Michele Casella Qualche anno fa, al tempo dell’ottimo “Homo Volans” si chiamavano Superlucertulas. Adesso, dopo un cambio di line-up, si ritrovano con il nome accorciato ma con la stessa voglia di suonare un noise rock dai congegni conosciuti ma dai risultati per quanto possibile non allineati. “Tragol de rova” non ha padri putativi dichiarati anche se tra metriche quadrate e debordanti, scelleratezze sonore alla Three.One.G e soluzioni avant non sarà difficile trovare un filo conduttore. A fare da mattatore c’è comunque la chitarra affilata e sfasata di Christian Zandonella, capace di evoluire tra le impostazioni jazzate di Partum e gli sfoghi deliranti di On Rough Sea e Miss Ratched (base ambient che schizza in un caotico buco nero), per poi slabbrarsi completamente nei terrordrones di 6 e nei glissando spaziali di 7. Usano una certa duttilità quindi i Lucertulas nel maneggiare il loro materiale rumoroso e questo non può che far bene alla comprensione dell’album. Che rimane pur sempre da ‘casi clinici’. (7) Fabio Polvani Veneti e presenti sotto l’ala protettrice della promettente Robot Radio Records sono i Lucertulas. Una band molto più sofisticata rispetto al trio di Cuneo, col pallino per le distruzioni ritmiche e gli spezzettamenti dei brani. I Lucertulas sono molto vicini al noise, al punk spezzettato e iperurlato, a quelle sonorità originali che ricordano gli Oneida. La ricerca di una nuova strada è la prerogativa dei Lucertulas, che non temono alcunché e inseriscono degli ululati elettrici di psichedelica puramente rock come in ‘Tintinnio’. I Nostri lavorano molto sulla musica anziché sulle parole, di tanto in tanto una voce urlata fa capolino e sputa angoscia e disperazione con un pizzico di ironia. Spesso, i Lucertulas, costruiscono e poi distruggono, complice un Giulio Favero (ex-One Dimensional Man ora Teatro degli Orrori) che alla produzione ha eseguito ancora una volta un lavoro egregio, portando in alto il livello complessivo della band ottenendo quell’effetto di violenza sonora che paradossalmente ‘6’ ci regala. ‘Tragol De Rova’ è consigliato agli amanti de rumori sensati. (7) Rosario Leo Tempo
fa qualcuno durante il concerto dei Botch mi bofonchiò: "e checcazzo
questo è uno dei gruppi che ti riconcilia con l'hardcore!!", bene,
i Lucertulas fanno parte di quella stessa categoria. Dai tempi di Homo
Volans le lucertole hanno cambiato sia basso-voce che batteria, eppure
il suono è rimasto identico a 'sto punto verrebbe da pensare che il
motore del combi sia il chitarrista, cosa vera solo in parte visto che
i veneti sono una squadra anzi un gruppo di "mescaleros" vista
la molestia ma anche lo stile. Noise
d`autore
Da una precedente incarnazione come Superlucertulas con l'eccellente
esordio 'Homo Volans' recensito in codesto sito da Andrea Bontempo,
i nostri eroi perdono un pezzo, mettono il super da parte e riassestano
la formazione diventando semplicemente Lucertulas. Ma fortuna vuole
che non perdano la capacità di concepire questo altro tassello di bravura
intitolato 'Tragol de Rova'. Niente è fuori posto, lo stile c'è tutto
e la classe del collettivo è autentica. Subito roulette fa capire con
chi abbiamo a che fare, con una band che prende i Nation Of Ulisses
e li rallenta e ubriaca per bene; con dei musicisti che si trovano a
loro agio con un approccio alla struttura noise materico e perfettamente
algido. Nessuna sbavatura, mesmerici e slabbrati tocchi essenziali di
basso e chitarra con chiare e lineari tracce di batteria convogliano
partum verso lidi di dischordiana memoria. Mentre in On rough sea i
nostri si dilettano in lacerazioni ambient-isolazionista di sbracato
piacere. Ulteriore immersione in 6 e 7 due perle "nere" del
lotto che attraverso bordate soniche di straniata psichedelia inoculata
in dosaggio massiccio rimandano agli Acid Mother Temple in meditazione
con Helios Creed. Un eccellente monolite alieno, che merita la dovuta
e necessaria attenzione, scolpito da una formazione a cui devono essere
tributati tutti i sonici onori perchè se li meritano, garantito. (5/5)
Marco Paolucci Etichetta
underground, copertina di foggia e formato anomali, musica poco Ferite
Aperte
Nemmeno un mese fa ho comprato questo CD con piacere, pubblicazione
dei Lucertulas , precedentemente conosciuti come SuperLucertulas, -
ho letto che alla line-up originale è sopravvissuto unicamente il chitarrista/screamer
Christian Zandonella, - in ogni modo non sfigurerebbero affatto su catalogo
Gravity o Skin Graft (o senza dover andare troppo lontano, su Psychotica
rec), - maturi ed abrasivi come suonano, una valanga percussiva di overdrive
e rumore psych (le fughe sonore quasi silenti di On Rough Sea e la traccia
#6), line ferrose pesanti di basso, che vanno da soluzioni ripetitive
a complesse (la tortuosa Partum), chitarre taglienti in fiamme, - da
qualche parte tra Arab on Radar e The Jesus Lizard. Tracce come Ops!,
Miss Ratched, - pura eccellenza, - il cantante Christian - spesso su
toni striduli, - sa come cavalcare lo tsunami dei Lucertulas, e suona
la sei corde evitando accordi e abbracciando invece scelte inusuali,
in acido e frenesia, - totalmente stronato. Mi piacerebbe molto vederLi
suonare dal vivo, - magari in un festival locale con But God Created
Woman, Edible Woman, Uzeda, Agatha. Paolo Miceli I
Superlucertulas, tolto il Super dal nome, ritornano in pista dopo tre
anni d'assenza discografica. Vari cambi di formazione fanno di Zandonella
Christian (chitarra) il leader della band trevigiana."Tragol De
Rova" registrato con l'aiuto di Giulio Favero (Teatro Degli Orrori,
Putiferio) è una bordata di Noise-Rock cristallino, come molte band
venete hanno spesso saputo regalarci negli ultimi anni. Si parte subito
con delle cannonate alla Arab On Radar, un'attitudine che in Italia
era già stata ottimamente recuperata dai baresi But God Created Woman,
chitarre abrasive e lancinanti condite da un urlato schizoide in puro
stile Skin Graft. Poi continuano saggi di Noise-schiacciasassi alla
Shellac ("Miss Ratched"), e pezzi che arrivano fino a strutture
più aperte e ambientali e sfiorano territori d'interessante umorismo
industriale in stile Wolf Eyes. Due
nuove uscite per la rediviva RobotRadio di Stefano Paternoster. Alla
seconda prova lunga i Lucertulas perdono il prefisso “super” ma non
cruda potenza e impatto devastante. WolferNight Una cascata di noise, questo il dato principale della musica violenta dei Lucertulas. Poi si potrebbero scomodare influenze diverse, figlie di gusti e ricordi personali, insomma fare dei nomi. Ma per lo spazio che abbiamo è meglio raccontarla nel modo meno noioso possibile. Otto tracce che non si limitano al solito durissimo sound ma cercano e trovano altre direzioni; certamente non concedono nulla in senso melodico, ma trasmettono forza e dimostrano un’ottima capacità di scrivere «il pezzo noise». Grande partenza con l’uno/due mozzagambe di «Roulette» e «Partum», inizio ambient per l’urlo di «On Rough Sea» ed è violenza carnale e ripetuta sulla povera «Miss Ratched». «Tintinnio» è psycho-noise, «6» è un rumore dallo spazio profondo che si annienta e risorge in «7» (qui i Lucertulas percorrono territori musicali inusuali dalla traccia di fondo) e il corpo noise da spirito si ri fà carne nella conclusiva «Ops !». Il cerchio si è chiuso ma l’attenzione per questo gruppo, mi raccomando, lasciatela desta. Sono Bravi. M.S. Il Tirreno Si chiamavano Superlucertolas, all'attivo un cd (“Homo Volans” del 2004) e parecchi tour in Italia e all'estero. Un drastico cambio di formazione ha suggerito un accorciamento della denominazione sociale, ora Lucertolas, ma nessuna rivoluzione in fatto di stile. “Tagol de Rova” conferma infatti un'inclinazione di stampo prettamente noise: suoni taglienti ed aggressivi, frutto d'un duro lavoro sugli strumenti, con una chitarra sempre creativa (Christian Zandonella) e una sezione ritmica (Massimo Cettolin alla batteria e Daniele De Vecchi al basso) capace di assecondarne al meglio le qualità, ma pure abile nel dettare tempi e modi. Il tutto cesellato dalle sapienti manopole di Giulio Favero, oramai una garanzia. L'ascolto è consigliato a chi già ama frequentare muri di suono e muovere la testa freneticamente, ovvio. Ma non si pensi alla classica formula, giacché il trio si avventura anche in territori limitrofi, accogliendo spunti vagamente psichedelici e architettando fascinose ambientazioni rarefatte. Nulla che allenti la tensione comunque, solo capacità di declinare la faccenda secondo un'indole personale. Da segnalare infine, come di consueto per Robotradio Records, la bella confezione (www.myspace.com/lucertolas). Guido Siliotto Se
di questo Tragol De Rova ascoltassimo solo brani come Roulette e Ops!
potremmo seriamente pensare di trovarci di fronte ad un gruppo che riesce
a mischiare dell’eclettico noise cupo e schizofrenico (merito anche
delle urla acute della prova vocale di Federico Aggio) con suoni taglienti
e dal sapore vagamente industrial. Ma alle nostre orecchie giungono
anche brani come Partum, col suo eccesso di idee mal sviluppate, On
Rough Sea ed il suo inutile silenzio prima della breve e dissonante
esplosione finale, oppure 6, la cui ragione di esistere è solo quella
di fare da intro pseudo-ambient al brano seguente (la buona 7). Così
ti accorgi che molto di questo album sembra fatto più per se stessi
che per il pubblico, ma dopotutto lo dice anche la cartella stampa che
il muro sonoro dei Lucertulas fa subito selezione: io sono uno di quelli
che apprezza certe idee ma dopo un po’ se ne va infastidito da tanto
spreco. (2/5) Stefano Ficagna Qualche
mutamento nella formazione e una riduzione nella ragione sociale, che
li ha portati ad eliminare il Super con cui si erano presentati all’esordio
nel 2004, ed i veneti Lucertulas escono con il loro secondo disco. Dannati
e rumorosi. I Lucertulas , nonostante, diversi cambi Grande la Robotradio
di Stefano Paternoster (per chi se lo ricorda, è stato l’ideatore e
curatore della mitica fanzine Equilibrio Precario) che è riuscito a
riesumare addirittura i desaparecidos Trumans Water di cui si erano
da anni perse le tracce, regalandoci una manciata di canzoni inedite
in uno split coi nostri Rosolina Mar (recensione a parte di Etero Genio).
A seguire quest’ottimo split arrivano di seguito i nuovi lavori di due
agguerritissime band, entrambe raccolte in confezioni pregevoli dalla
bellissima grafica che da sole meriterebbero di essere collezionate;
parlo di ‘nuovi lavori’ perché dei Lucertulas avevamo già trattano in
occasione del bellissimo extended play per la 8mm records, quando all’epoca
si chiamavano Superlucertulas. Adesso, dopo la dipartita del bassista
Crisafi Sandro e l’entrata di Aggio Federico, hanno perso il superlativismo
assoluto assumendo dunque la nuova ragione sociale di Lucertulas. Cambia
inevitabilmente qualcosa a livello ritmico, ora non più costituito da
una greve massa che avanza malata ed inesorabile ma più accelerata e
schizzata (da ascoltare l’ottima miss ratched, giusto per rendersi conto).
All’epoca del disco d’esordio li accreditavamo tra i più validi esponenti
del noise post-arab on radar e non possiamo che confermare: la loro
miscela di noise, no wave e di stati alterati di mente, è esplosiva,
a tratti imprevedibile (miss ratched, 6), ritmicamente solidissima (ops!)
e con grandi parti di chitarra, dalle più oblique linee (partum, roulette,
i soundscapes di 6, la splendida tintinnio). Si confermano ottimi. Dopo aver esordito quattro anni or sono, quando ancora si faceva chiamare Superlucertulas, con il disco ‘Homo Volans’, la formazione nostrana ha scelto di mutare denominazione, oltre che apportare alcune modifiche alla line-up, ma ciò non ha inficiato la scrittura di ‘Tragol De Rova’, anzi l’ha rinvigorita e non a caso le otto tracce dell’album trasudano convinzione e feroce determinazione. In poco più di 26 minuti i Lucertulas esplicitano il proprio essere sonoro di natura noise, di derivazione rock e propenso alla trasfigurazione delle forme espressive più nevrasteniche, rumorose, urticanti e deflagranti. Ma anche di improvvise pause che non definirei di meditazione, quanto di stasi ambientale, scheletrica, orientata ai drone e cerebrale, dove si comprende chiaramente che si sta preparando il terreno per le successive esternazioni strumentali e vocali dissonanti e discordanti. Quello dei Lucertulas è un suono spigoloso, ostico, tanto avant quanto roots, math rock angolare (con angoli acuti), free metal a tenuta stagna e prog per concezione, se non per esecuzione. Una varietà molteplice di musicalità aspre, metronomiche e caotiche, angoscianti (specie nelle sezioni più prossime all’industrial) e vogliose di produrre scompiglio e distruzione razionale. Roberto Michieletto Zandonella Christian (chitarra), Aggio Federico (basso e voce) e Daniele De Vecchi (batteria, sostituito poi da Cettolin Massimo) formano i Lucertolas (ex Superlucertolas), un gruppo che dal vivo vi darà pane per i vostri denti. Questo "Tragol de Rova" è il loro secondo disco, inciso con l'aiuto di Giulio Favero ( ex One Dimensional Man, Teatro degli Orrori e Putiferio). La strada è quella del noise rock senza confini, distorsore alla mano e chitarre che sanno tagliuzzare qualsiasi speranza mal riposta ("Roulette"). Prendere il grezzo dall'hardcore, pestare con la batteria come un pazzo e creare brani precisi e mai troppo impro; forse sono pazzi o forse saranno da internare, ma fanno il loro sporco lavoro. "On Rough Sea" inizia che sembra ambient, ma poi implode su se stessa creando dei fantasmi; "Miss Ratched" ti si appiccica addosso, non ti lascia più fino a che non si sarà sfogata : "Hey Hey! Can you hear me?...". Ci sono due brani strumentali, "6" e "7", che tra bordoni e ritmi in crescendo, si amalgamano molto bene al resto del disco. Non saranno più Super ma sono grandi. Hank I Lucertulas al secondo appuntamento. I Superlucertulas e la rincarnazione che decurta il “super”, che dimezza la storia. Un cambio di line-up (ora Christian Zandonella, Massimo Cettolin, Federico Aggio). Rimangono i Lucertulas. A quattro anni di distanza dall’omonimo esordio discografico che segnò la vita del terzetto italiano (divideranno il palco con Oneida, Hella), il ritorno targato Robotradio Records, il ritorno senza via d’uscita. Otto brani, ventisei minuti, tutta la strada dei Lucertulas, il sottobosco del noise tagliente, quello grezzo, quello affilato. “Tragol de Rova”, otto brani, il secondo album registrato e mixato da Giulio Favero e Giovanni Ferliga. “Tragol de Rova”, la seconda prova, la prova della certezza, la seconda bestia, bordate su bordate, la pelle si spacca. Poi piccoli tappeti sfilacciati d’ambient estemporaneo. I Lucertulas, una nuova vita, la nuova vita. “Tragol de Rova”, gli anni ’90, gli Stati Uniti d’America e il noise d’oltreoceano. “Tragol de Rova”, la rinascita. I Lucertulas, il profumo del noise. Francesco Diodati In
principio c'erano i Superlucertulas il cui primo lavoro era "Homo
volans", adesso ci troviamo a cospetto dei "semplicemente"
Lucertulas, con un canbio di guardia al basso; restano, invece, ancora
predominanti la ritmica e disegni sonori tinteggiati dalla chitarra
di Christian Zandonella che si diverte a giocare con gli effetti sulle
nostre sensazioni uditive e non solo. Sensibile cambio di formazione (basso-voce, più batteria appena dopo l’uscita del disco) e conseguente (parziale) cambio di nome per i (furono Super)Lucertulas, da Vittorio Veneto. Le coordinate, molto personali, in realtà, rimangono quelle dell’ottimo Homo Volans di ormai 4 anni fa (noise di casa AmRep/Touch & Go e bordate di acida violenza assortita), ma il trio mette a fuoco maggiormente la struttura delle canzoni, sbilenca e in your face, ma pericolosamente (in senso buono) oltraggiosa: dove intro e stacchi di ambient/drone regalano momenti di pausa claustrofobica, risponde l’acidità chitarristica di Christian che con gran gusto disegna trame complesse ma tutt’altro che di difficile digestione. Produce Giulio Favero (Teatro degli Orrori/One Dimensional Man/Putiferio). Federico Tixi Il caso dei Lucertulas può rappresentare un piccolo miracolo. Una band di noise-rock dal Veneto, per la precisione Vittorio Veneto, in grado di sfornare un lavoro di alto livello qualitativo. Teso e aperto a tetre influenze ambientali. Post hard-core, da un lato, sperimentazione psichedelica dall’altro ecco come si presentano i Lucertulas di Tragol De Rova. La verve dei primi Sonic Youth quelli più noise, le distorsioni di tutto il calderone post hard-core, l’immaginario dei The Locust in sottofondo. C’è tutto, c’è proprio tutto nel mix dei Lucertulas per poter dare uno scossone alla scena italiana. ‘Miss ratched’ sposta l’inquadratura su immagini pseudo-psichedeliche con chitarre rugginose. Distorsioni, frequenze si fondono in una perfetta alchimia con suoni spigolosi ed intransigenti. ‘Roulette’, o ‘Partum’ sono un indefinito oggetto noise sferragliante di difficile maneggevolezza, per la sconquassante frammentarietà delle ritmiche, continuamente spezzate e ricostruite. ‘Tintinnio’ è un costante distacco da ogni concessione melodica, piuttosto propenso verso un feeling trasversale stralunato e schizofrenico, in cui la voce di Federico Aggio sputa fuori isterismo e frustrazione. A garantire sulla qualità, la produzione di Giulio “Dimensional” Bavero, fredda, chirurgica e asciutta. Sicuramente uno dei prodotti dell’anno in questo settore. A livello internazionale. (90/100) Maurizio Di Battista When
I say this sounds like the end of the world, I'm not even exaggerating. recently bought this CD with pleasure, - release for Lucertulas, previously known as SuperLucertulas, - i read that only Their guitarist/screamer Christian Zandonella has survived to the original line-up, - btw, They would perfectly match with Gravity or Skin Graft catalogues (or Psychotica rec, just to not go so far), - mature and abrasive as They sound, a percussive avalanche of distortion and psychedelic noise (almost silent sound escapes in On Rough Sea and tarck #6), heavy ferrous bass lines, from repetitive to complex solutions (tortuous Partum), cutting blasting guitars, - somewhere between Arab on Radar and The Jesus Lizard. Tracks as Ops!, Miss Ratched, - pure excellence, - vocalist Christian - often high-pitched singing - knows how to ride Lucertulas's tsunami, playing His guitar unconventionally, frenzied and in acid, - totally sick. I really long to see Them playing some live show soon, - it would be great if there was a local festival with Them, But God Created Woman, Edible Woman, Uzeda, Agatha. Paolo Miceli Lucertulas
= These Arms Are Snakes + Mars Volta + Night Wounds Lucertulas are the
kind of band who might pride themselves on making what other people
refer to as noise - angular multi-instrumental noise that runs free
of form and throws as many spanners into the works of traditional musical
formulas as possible. There raging, chaotic guitars of opener, 'Roulette'
do send the listener into a rather dizzy spiral, losing all sense of
position in the tunes which seem to end equally as unexpectedly as they
started and careen through a million surprises before bursting to a
halt.
Découvert à l'occasion d'une première tournée en France en compagnie de leurs compatriotes GI Joe, Superlucertulas a depuis perdu son Super quand son bassiste-chanteur s'est fait la malle, se nomme désormais Lucertulas et sort son deuxième album après un précédent disque Homo Volants sur 8mm records. Avec ce changement de personnel, il n'est point étonnant de voir leur musique évoluée. On reste dans le domaine du bruit, ça saigne, ça dissone mais ça perd surtout au passage sa dimension psychédélique et c'est pas plus mal. Leur noise est rock. On se prend à penser à Arab on Radar mais contrairement aux gars de Providence, ça ne te donne pas du tout l'envie de danser. Approche brutale du son, guitares bien sales qui regardent le bruit dans le blanc des yeux, rythmique martelante, Lucertulas n'est pas là pour te tricoter un pull en cachemire pour l'hiver. Tout vibre sur leur passage. Excepté un sixième morceau qui cherche son salut dans l'ambient-noise, les huit titres de Tragol de rova font bloc dans la maltraitance et c'est sans doute là le défaut principal. Lucertulas manque de discernement dans ses attaques, le bruit est livré brut, sculpture minimale. Si le chaos est attirant, le son charnel, les saturations grisantes, il leur reste désormais à organiser tout ça dans des compositions qui tiennent la route pour vous emmener un peu plus loin dans la quête du bruit blanc, parce que là, on risque de vite se fatiguer. Pas à la hauteur de leur véhémence. A peine l'album enregistré, le trio change de batteur, n'en perd pas son Lucer ni son latin, garde son patronyme et tout un tas de possibilités pour se faire définitivement un nom après ce second essai prometteur. Enregistré l'année dernière,
et sorti en octobre sur le même label italien que Dead Elephant, ce
"Tragol de Rova", premier album de Lucertulas sous cette formation,
n'est pas là pour arrondir les angles. Tu n'apprécies pas la dissonances,
passes ton chemin, avant que ces anciens Superlucertulas (un mini-album
chez 8mm records en 2004) ne t'agressent à grands coup de guitare stridente
! Le trio italien, s'il joue avec les ambiances planantes ici ou là
(6 et 7), est avant tout venu pour titiller ton tympan… jouer avec,
le mâchouiller, le sucer, le déchiqueter puis le recracher. Et il maîtrise
ses fondamentaux. Hargneux, dissonant, sournois, Lucertulas utilise
toutes les techniques connues pour arriver à ses fins. Et pourtant,
le groupe réussi à nous garder en haleine de bout en bout, attaché à
ses morceaux malgré tout bien tenus par un basse-batterie solide. Le
guitariste a beau partir dans les aigus, la voix distordue a beau nous
avoiner, ça reste stable. C'est d'ailleurs l'une des volontés du groupe
qui a décidé d'épurer et de simplifier son message. Le résultat (26
minutes) qui se veut toujours psychédélique et barré, n'en a que plus
d'impact, et pourrait même se danser par moment. C'est bizarre, on les
verrait bien chez Skin Graft ceux-là! [mg] Eins kann man den Jungs aus Vittorio Veneto in Norditalien sicher nicht vorwerfen, nämlich statisch und festgefahren zu sein. 2003 formierte sich die Band noch unter dem Namen SUPERLUCERTULAS, veröffentlichte bereits ein Jahr später ihr Erstlingswerk "Homo Volans". Eine erfolgreiche Tour durch Frankreich und Deutschland folgte 2005 mit der amerikanischen Band WOUNDED HEAD. Schon damals waren die Herren ein wenig unzufrieden mit ihrem Bandnamen und es sollte sich bald herauskristallisieren, dass da eine Veränderung vollzogen werden sollte. Zwei Jahre später tauchten sie wieder aus der Versenkung auf, ohne Elativ und bis auf Gitarrist Christian Zandonella, mit fast neuer Besetzung. Daher kann "Tragol De Rova" schon fast als Debüt gewertet werden, welches durch seine stilistischen Brüche besticht und den experimentellen Faktor des Vorgängers um 100 steigert. Dominierten beim ersten Album noch wild schreiende Gitarren à la SONIC YOUTH, scheinen sie mit diesem Album direkt alle Richtungen der gehaltvollen Geräuschmusik einzuschlagen. Und was die MELVINS, ZU, CAPTAIN BEEFHEART, LIGHTNING BOLT, EARTH erschaffen, verdichten die LUCERTULAS zu einem fantastisch kompakten Konglomerat. (10) Jenny Kracht Das italienische Trio veröffentlicht mit Tragol De Rova ihr zweites Release, das acht Songs beinhaltet. Hier trifft schriller Gesang, wie auch entsprechende schräg-schrille Gitarrenklänge auf Post-Hardcore mit ein wenig Art Faktor und ganz viel Noise und Feedback Gitarren. Das klingt mit jedem Mal hören interessanter, was die 2003 gegründete Band hier bietet. Zwischen den Stücken und dem bombastischen Noise gibt es immer wieder Ambient Klänge – dann plötzlich krachen sie wieder los mit ihren Songs. Der erste Song als Opener schreckt eher ein klein wenig ab, dann da gibt’s noch wenig Krach, dafür aber besonders viel schrillen Gesang wie schrille Gitarrenmelodien. Ab dem zweiten Stück wird’s dann ungleich interessanter. Cooles Zeug, gerne mehr. Das Cover ist im schönen Comic Artwork und als Digipack liebevoll gestaltet. (andreas) Osm skladeb dalšího italského tria se nese převážně na inspiračních vlnách artpunku, noise a ambientu s výjimečnými přesahy až k drone metalu. Připomenete si kapely jako The Paper Chase, Liars ale i Sunn O))) či Nadja. Zdánlivě chaotické tracky skrývají vnitřní strukturu a řád. Rytmus je matematickým základem, něhož vycházejí kytarové rovnice, jež jsou stejně tak složité, jako úderné. Snad jen těch ambientně experimentálních ploch mohlo být o něco méně. 65% (Pavel FFF Sajfert)
|
|