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Quintetto di Verona, gli Hell Demonio suonano un aggressivo postpunk che risente della lezione dei Settanta degli AC/DC, degli Ottanta dei Rapemen, dei Novanta dei Jesus Lizard e dell’ultimo decennio dei fantastici e mai troppo apprezzati Rye Coalition. Il riff-a-rama di “Hell Demonio N° 1″ lascia due impronte certe, quelle dei fratelli Young di “Powerage” e “Highway To Hell”, e del Duane Denison di “Goat”: stessa propensione alla rasoiata diagonale Dopo “Greatest Hits”, un altro titolo che ostenta grandeur, “Discography”, una raccolta di dieci canzoni veloci, stringate e affollate di curve ad angolo retto che riescono, se possibile, a conciliare Ted Nugent e i Man or Astro-man?. E’ rock’n'roll per ballare in modo sguaiato e scomposto e stramazzare esausti.
Per fan di Rye Coalition, Servotron, Six Finger Satellite

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A quasi tre anni di distanza dall’esordio tornano i veronesi HELL DEMONIO con un nuovo fulminante album intitolato Discography (Wallace-Robotradio/Audioglobe). Dieci canzoni per poco più di 25 minuti di durata! Nel loro modus operandi si riscontrano essenzialmente due direttive che vanno ad intersecarsi: da un lato un hard-rock stradaiolo e selvaggio, tutto riff boogie e adrenalina pura; dall’altro le spigolosità dell’hardcore e del post-punk americano di band come i Jesus Lizard. Il tutto dà vita ad un pugno di rapidissimi e urlatissimi brani che trovano il loro più riuscito compimento attraverso una sezione ritmica martellante e propulsiva, una chitarra versatile che ondeggia tra riff e angolarità e una voce declamante e scartavetrata. Un suono preciso ed incalzante ed una band capace di andare anche oltre i confini del genere grazie all’inserimento di oculati particolari sonori un po’ alieni. Lino Brunetti

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Ho un nuovo gruppo da amare. Sono i veronesi Hell Demonio, una di quelle band che ti fanno capire che hai tra le mani qualcosa di grosso dopo un solo brano, la tuonante ‘Arms Stolen To Farms’. L’anno scorso pubblicano il loro primo disco 'Greatest Hits', mentre ora si presentano con 'Discography'. Hanno un nome tanto scontato quanto appropriato e valgono tutto il vostro interesse. Il genere? Germs? MC5? Hives? Fuzztones? Jesus Lizard? Si, e anche di più. Dieci brani come lame infuocate, dieci brani che ti fanno venir voglia di baciare il CD e correre a chiamarli al telefono per ringraziarli. Qui non c’è un pezzo che non ti faccia gridare al miracolo e se sentite ‘Mr Jesus, You Are Such A Wonderful Dancer’, si capisce bene di cosa sto parlando. Rock and roll suonato in maniera rabbiosa eppure anthemica. In pratica, la perfezione. Fateli vostri. Disco italiano, e non solo, dell’anno per ora. Imperdibili. Dante Natale

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Hell Demonio alla seconda prova per Wallace Records, intitolano il nuovo album Discography.
Una sorta di premonizione ad una carriera ricca di dischi che, se il buongiorno si vede dal mattino, sicuramente avranno modo di farsi largo nell’ormai sterile mondo della musica Rock.
Uso il termine Rock, al posto di più appropriate etichette moderne, perché quello che sento in queste dieci tracce fulminanti è sano, duro e travolgente Rock.
Prendono da tutti (dai Deftones ai Black Sabbath, dai Jesus Lizards ai Bad Religion fino addirittura ai primi AC/DC) e restituiscono qualcosa di totalmente ed indelebilmente personale, firmato Hell Demonio. Dieci tracce scombussolanti, cariche di enfasi e di stordimento che si affacciano sulle casse dello stereo come un tifone, che lasciano interdetti per la carica di adrenalina che riescono a scatenare tra chitarre squillanti, ritmica furibonda e una voce inquieta, col cursore del mixer sempre una tacca sotto, che emana energia e potenza allo stato puro.
Bellissima, come già quella dell’esordio intitolato Greatest Hits, è la confezione, con un booklet tutto bianco, scritto tono su tono ed una sovraccoperta cartonata che espone un collage di vecchie audiocassette, a dimostrazione dell’amore per il rock indipendente che per molti anni è stato diffuso, in maniera più o meno carbonara, proprio su quel tipo di supporto.
In un momento storico in cui c’è poco da andare fieri della mia città, mi sento sollevato nell’ascoltare questi concittadini che, con lucida fierezza, urlano al mondo una Verona che, almeno artisticamente, è in grande fermento.

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C’è un nuovo noise-rock italiano? O meglio, ci sono una serie di gruppi geograficamente italiani che stanno riproponendo quel sound che tante orecchie devastò nei ’90? La risposta è ovviamente sì, e Hell Demonio (una felice conferma) e Putiferio (una gradita sorpresa) stanno lì a confermarlo. Ultimi nodi di un rosario del dolore; ennesimi partecipanti al baccanale del rumore che, senza discostarsi dal verbo vanno includendovi pian pianino elementi nuovi o strutture sempre più devianti.
Hell Demonio da Verona celebrano col giusto piglio l’uscita n.100 targata Wallace con un suono grezzo e grasso non altrimenti definibile se non come noise’n’roll. Tirati, acidi, urlati, questi rocker indemoniati sfoderano un rifferama da brividi compresso in pezzi brevi e senza ghirigori; approccio straight in your face con breaks strumentali da urlo, stop’n’go convulsi e interplay basso-chitarra a volte memorabile. Inutile citare pezzi o riferimenti blobbati nel disco; l’albo è un unicum insieme violento e ballabile, spigoloso e contorto, esteticamente r’n’r ma con approccio da post-punk angolare e volumi noise trituratimpani sviluppati sempre e comunque in forma-canzone. Dieci pezzi che bruciano con troppa fretta, ma, in fondo, è giusto che sia così. (7.0/10) Stefano Pifferi

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Hanno una bella responsabilità gli Hell Demonio, non c’è che dire: questo nuovo “Discography” infatti ha l’onere di marchiare la centesima uscita in casa Wallace. Un traguardo importantissimo per un’etichetta, soprattutto se si è in Italia, dove si sa, la vita è più dura che altrove. Onore ed onere diviso con l’etichetta Robotradio che co-produce. Dopo “Greatest Hits” (scelgono sempre titoli ‘definitivi’ per le loro uscite), gli Hell Demonio tornano con un disco in cui si compie la quadratura del loro stile e del loro suono (attenzione, per una parte del disco c’è la produzione di Bob Weston); i ragazzi si sono affinati, sono diventati più puliti nel suonare e con strutture maggiormente dinamiche, completando una trasformazione definitivamente emo-core; liberano linee di chitarra trasversali dalle parti degli At Drive In, ma meno coatti (arms stolen to arms), uniscono la sofferenza dei Rye Coalition (message in a butthole e (from) Hawaii to hell) alla complessità strutturale di Q And Not U (sparkling tangled knots) e al nervosismo sonico di Quicksand (play this blackwards; hy trucker, listen to my demotape on your long silent journeys), con il massimo rispetto verso i maestri Fugazi (foresaking my husband years). Alfredo Rastelli

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Dopo aver inserito nel lettore hi-fi il disco degli Hell Demonio, sono bastati pochi minuti per guardarmi indietro e rivedere tra i molti anni di collaborazione con la Wallace Records, e rendermi conto che probabilmente “Discography” è ad oggi una delle migliori produzioni promosse dalla label milanese. Il disco del promettente ensamble, segue una produzione targata 2005, intitolata “Greatest hits”, che al tempo fu nel suo formato EP una scheggia di interessanti trovate.
Da allora sono trascorsi molti concerti, che hanno restituito una band maturata, ma a mio avviso ancora non sbocciata totalmente.
Il disco riesce a racchiudere in un piccolo prezioso scrigno polveri post-punk, alternative, stoner e radici nobili, tra strutture e partiture ben arrangiate. Rispetto all’esordio la miglioria della qualità è evidente, e fortunatamente riesce a non perde la genuina e grezza verve compositiva, che fa di “Discography” un disco più che appetibile. Il running time è di 26 minuti per 10 tracks, nella quale è difficile individuare punti deboli. Tutto sembra calibrato alla perfezione a partire dai titoli delle composizioni, che portano un ulteriore pizzico di genialità letterale al disco. “Arms Stolen to Farms” e “Message in a Butthole” rappresentano un vorticoso incipit, in cui il post punk d’impatto si mescola ad un sound heavy travolgente, dettato da una sezione ritmica ipnotizzante, in cui emerge un basso, che a tratti vira verso il dark sound. Ma in meglio di sé la band riesce a comunicarlo su canzoni come “Mr Jesus You are such a Wonderful Dancer”, in cui tra le pennate irresistibili, emerge la passionale voce del frontman, che sembra ricordare quella indie di Cedric Bixler Zavala dei At The drive in.
Un disco da consigliare, per la sua energia e per la sua noncuranza di ciò che deve essere fatto, capace di contrapporsi ad una attenzione realizzativa, verso la musica sviluppata con il cuore e non con la testa. Loris Gualdi

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Non ci sarebbe da rimanerci male, se una volta tolto questo disco dalla sua copertina, si alzasse una piccola nuvola di polvere e sul cerchietto di plastica trovassimo licheni e muschi datati anni ’70 / ’80 ancora scossi da hard rock e spunti punk. Affatto!
Infatti “Discography” secondo capitolo sonoro dei veronesi Hell Demonio prende ossigeno proprio da quell’ondate di “sangue e ampera”, e quello che ne consegue è un “godibile sporco affare” un apprezzabile tentativo ben realizzato di rispolvero e riaccreditamento per rendere un po’ più movimentata e ringiovanita una musica che ha poco a che fare con i giorni nostri, ma che non è un omaggio al passato, nè tantomeno revival.
È puro rock, dirty rock per pogare! Senza portare scompiglio creativo e soffiare nessun vento innovativo di sorta nei sobborghi underground, gli HD lo scompiglio lo fomentano con riff tiratissimi, drums al limite della scordatura e una tale energia dissacrante che dà fuoco alle micce innescate nelle due takes che danno una apertura esplosiva al cd: “Message in the butthole” e “Play these backwards”, traccia quest’ultima che porta lo stemma degli Ac/Dc. La profusione cromatica dei suoni che debordano dal registrato è vastissima e in un certo modo furibonda negli intenti; si riassaggiano i proto Sabbath (“Hey truker, listen to my demotape on your long silent journeys”), gli ancheggiamenti elettrici dei Twisted Sister “(From) Hawaii to hell”,e per scorrere Bad Religion, Jesus Lizard fino al sentore sudista del buon rock’n’blues che nella adrenalinica “Foresaking my husband” incassa il groviglio chitarristico di Perry degli Aerosmith.
In questo “Discography” edito per la Wallace/Robotradio c’è tutto per tutti gli amanti del fremito rock-ancient che non conosce “collocamento a riposo”, e che i nostri vicentini ne reincarnano lo spirito rabbioso e oltraggioso con precisione e deferenza portandosi con una straordinaria intesa sonica di gruppo, quattro dita sopra la media.
Si respira, in un certo senso, l’alito pesante del “great rock”, del fuck-you come intercalazione tra uno sviso e una smorfia, di quel predominante ego di potere che impugna una Stratocaster o una Gibson come scettro divino. Può suonare retorico? Può darsi , ma intanto la band ci sta dentro alla grande, e al diavolo, o meglio a Hell Demonio tutto il resto! Massimo Sannella

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If AC/DC and Fugazi had a love child, this is what it’s lullaby would sound like.
Once in a while, I really fall in aural love with something I am asked to review. Don’t get me wrong, I like a lot of, but I mean really fall in love. Seems Hell Demonio is going to be one of those bands. They are a mixture of so many good bands; At The Drive-in, Fugazi, and The Catheters are all definitely apparent in the mix here but with more of a catchy AC/DC vibe. However, Hell Demonio still has a unique edge and a personal style, which is pretty ruthless and kind of makes me want to stomp and fight.Adding to their charm is humour, one of the most attractive qualities, hurrah! Firstly, allow me to tell you that in 2007 Hell Demonio released their debut record. This consisted of the first seven songs they ever recorded and they called it ‘Greatest Hits’. Their second release is ‘Discography’ - a little cocky, but humorous none the less. Now, to discuss the song titles. Think a more offensive (sometimes) Minus the Bear and that basically sums up how the songs are names. I shall give you examples; ‘Message in a Butthole’, ‘Hey Trucker, Listen to My Demo Tape on Your Long Silent Journeys’ and, my personal favourite, ‘Mr. Jesus, You Are Such a Wonderful Dancer’. Awesome song titles or not, you should definitely check Hell Demonio out. (4/5) Sara Curtis